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BIM e free climbing – cosa hanno in comune?

Arrampicata sportiva (free climbing in inglese) e BIM, cosa hanno in comune?

La scorsa domenica ero in falesia a giocare su una via con mio figlio. Anche se a chi mi conosce oggi può sembrare strano, 30 anni fa arrampicavo. Questo inverno, appena le taglie dell’attrezzatura me lo hanno permesso, ho portato mio figlio a prendere dimestichezza con la roccia.

Finito il momento amarcord rimane la domanda, free climbing e BIM, cosa hanno in comune?

Eccomi 20-25 anni fa

Quello che si sente dire in tutti i corsi, workshop, interventi ecc. ecc. sul BIM. 

Uno degli aspetti del BIM più affascinante, ed anche uno di quelli che meno vengono capiti dagli studi, da chi imposta un progetto (progetto inteso come qualcosa di differente da “business as usual” come descritto da molti framework di project management e non come progetto architettonico).

Start with the end in mind.

Quando mi capita di dirlo all’inizio di un progetto, vengo spesso guardato male, con sufficienza se ne discute 3 minuti e mezzo e poi si inizia a progettare.

Free climbing

Ecco questa similitudine mi è venuta in mente proprio mentre stavo salendo da primo di cordata una via molto semplice (almeno lo era quando pesavo 70 kg). Mi sono messo sotto la parete ed ho iniziato a guardarla, ho guardato gli split dove potevo agganciare i moschettoni e farmi sicurezza, ho guardato dove potevo mettere i piedi e le mani, ho cercato di capire se le distanze erano congrue con il mio corpo.

Un “passaggio” fatto da una persona alta 1,80 metri non è ripetibile da uno che è alto 1,50 metri, ma anche due persone della stessa altezza ma con proporzioni differenti approcciano la stessa via in modi differenti.

Quindi ho provato a valutare (male) come mettere piedi e mani, se stare più sulla destra o sulla sinistra, dove poter riposare un attimo le braccia ecc ecc.

Per qualsiasi persona che fa uno sport come l’arrampicata sportiva, partire con ben chiaro in mente quale sarà il percorso, quali gesti fare, da dove passare e come passare è una cosa ovvia.

Non si arriva in parete, si approccia la prima via che ci capita davanti e si inizia a salire senza aver pianificato. Anche i più forti arrampicatori del mondo (andavi a vedere i video di Adam Ondra quando si prepara per un’ascensione) ripetono i gesti da fare.

E tutto questo non porta sicuramente al risultato perfetto, a fare la via senza tentennamenti, senza sbagliare o senza rischiare di “volare” come si dice in gergo.

Fortunatamente l’arrampicata sportiva, o per dirla in modo più figo il free climbing viene effettuato in un ambiente protetto, le vie sono già chiodate, le tecnologie di oggi permettono gesti atletici che fino a 50 anni fa erano impensabili e sono documentate, prima di salire già sappiamo il grado di difficoltà e possiamo capire se è alla nostra portata oppure no.

Ed il BIM? e l’Architettura? che c’entra?

Questo è quello che si intende con “start with the end in mind” prima di iniziare a progettare cerca di capire a cosa serve il progetto, quali sono le mire che ti poni, quali sono gli output, gli input. Chi è il cliente, chi gli stakeholders, cosa vogliono e come lo vogliono.

Iniziare senza queste informazioni (e molte altre) è come provare a salire una via da primo senza aver guardato nemmeno la sua lunghezza e quanti moschettoni portarsi dietro. Una cosa da incoscienti.

Come nell’arrampicata sportiva, in studio mentre si progetta siamo in un ambiente protetto, possiamo (anzi dobbiamo) sbagliare. Ogni sbaglio che facciamo in studio è uno sbaglio in meno che faremo in cantiere, con un enorme risparmio di tempo e di denaro per il costruttore, per il cliente e quindi per chi utilizzerà l’edificio o l’infrastruttura. Utilizzatore che quindi potrà beneficiare dell’opera prima in termini di tempo.

Quindi prima di iniziare un progetto BIM, fermatevi a guardare quale sarà la via per arrivare alla fine e quali passaggi dovrete fare.  Qualche giornata spesa in questo esercizio (poi tutto dipende dalle dimensioni del progetto) eviterà settimane di ritardi, nottate da fare in studio per rispettare una consegna. Verranno in mente mille domande da fare al cliente o agli stakeholders, cercherete di capire (con un minimo di gamification) cosa l’utente finale desidererà, e tutto questo, oltre ad aiutare la parte di modellazione vi aiuterà anche nelle scelte progettuali.

Buona arrampicata a tutti, e ricordatevi ancora una volta, “start with the end in mind”


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