Ho coniato un nuovo termine “secureless blockchain”

Ho preso spunto da questo articolo “Three Big Blockchain Technology Challenges That Impact Retail” di Nikki Baird per fare una riflessione sulle blockchain.

PREMESSA
Mi ero interessato a Bitocoin quando uscì quasi 10 anni fà, mai avuto un wallet, mai investito un euro in criptovalute, e fino a un mese fà nemmeno più di tanto interessato. Poi un percorso di studi mi ha portato a riscoprire questa tecnologia, mi sono messo a studiarla. Questo per dire che non sono un esperto ma solo un “Uomo” che si pone delle domande.

Ultimamente la parola Blockchain è sempre più sulla bocca di molti, i media si sono appropriati del termine e lo stanno accostando a tutto, dalle criptovalute al pollo (si anche a quello).

Nel mondo migliaia di persone (ed ora anche io) stanno sperimentando le blockchain per settori differenti, nel mio caso si parla del settore AEC (Architecture, Engineering, Construction), nello specifico il BIM.
Anche nell’articolo si parla degli stessi problemi che ho notato, che sono quelli che si ottengono se si sposta la blockchain dalla gestione di una criptovaluta , a settori differenti, dove le necessità sono differenti e dove le aspettative sono differenti.

Un passaggio dell’articolo di Nikki Baird è per me fondamentale :
VISA reports that its transaction capacity is 65,000 per second. Bitcoin, so far, has maxed out at 4.7 transactions per second, and Ethereum is estimated to have maxed out at 15 per second, again “so far.”

Ecco, Visa ha una capacità di gestire transazioni pari a 65,000 al secondo, mentre le due blockchain più importanti sono rispettivamente a 4.7 e 15 “al massimo” puntualizza.

Il perché di tutto questo è anche il perché esistono le blockchain e perché quello che si fa oggi con le blockchain non si faceva prima.
Quello che sembra rallentare il tutto, è in realtà il punto di forza di questa nuova tecnologia, la sicurezza e la distribuzione.
Entrambe le blockchain lavorano sul cosiddetto “Proof of Work”. Per validare un blocco, devono lavorare per portare a casa la soluzione e per poter dire a tutti gli altri che hanno risolto il problema. La casualità che questo genera, ad esempio su una rete come Ethereum di circa 250.000 nodi porta alla sicurezza che nessuno in teoria può barare e “trovare” una soluzione falsa. Inoltre i dati della catena, devono essere replicati su tutta la rete, rendendo quindi la cosa “lenta”.

Queste due caratteristiche sono il contrario di quello che fà Visa, dove un server centralizzato (al limite alcuni server distribuiti) controllano in autonomia e con tutti i permessi del caso la transazione, senza doverne rendere conto a nessuno (se non al sig. Visa) e senza dover aspettare che tutti gli altri nodi della rete abbiano “caricato” la transazione.

La mia domanda è, ma serve davvero la blockchain ? o almeno si deve per forza utilizzare in ogni settore ?

Una risposta precisa ancora non la trovo, ed infatti, nonostante la partenza molto critica le mie ricerche su blockchain e settore BIM vanno avanti.
Quello che ho capito è che forse le blockchain che useremo saranno blockchain “spurie” o come ho detto all’inizio “secureless blockchain“, cioè catene non sicure, almeno non sicure come la blockchain di Bitcoin.

Forse andranno bene per la gestione che ne dovremmo fare, saranno un passo in più verso sistemi più sicuri, meno controllati e meno centralizzati rispetto a quello che usiamo ora, ma nello stesso tempo saranno meno sicuri, più controllati e più centralizzati rispetto ad una blockchain.

Quindi credo sia giusto trovargli un nuovo nome, non è la stessa cosa, non ha gli stessi scopi !

Articolo creato 11

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati

Inizia a scrivere il termine ricerca qua sopra e premi invio per iniziare la ricerca. Premi ESC per annullare.

Torna in alto